di Gianni Bessi
La ‘questione federalista’ è uno dei temi centrali per il futuro del Paese. Anzi, sarà uno degli elementi su cui si vinceranno le prossime elezioni regionali del 2010. Vale quindi la pena cercare di capire come avverrà il passaggio dall’attuale ‘competenza amministrativa’ degli enti locali – che gestiscono risorse provenienti dallo stato centrale – a un’autonomia’ di governo locale può essere una vera rivoluzione.
Federalismo ‘europeo’
Partiamo dal ruolo dell’Unione europea e dalle tendenze antieuropeiste. Una semplice domanda basta a mostrare i limiti delle critiche: come avrebbe affrontato L’Italia la crisi senza Europa e senza euro? E parlando di federalismo, qual è l’unica realtà che ha davvero realizzato politiche federaliste? La risposta è facile: l’Ue, che da anni distribuisce risorse sui territori grazie ai fondi strutturali.
Lo sviluppo passa dall’Euroregione
Nell’ottica di un vero federalismo si inserisce la decisione dell’Ue in materia di ‘macroregioni’: aggregazioni di territori che mettono in rete le eccellenze produttive e le conoscenze di base per competere sui mercati globali. Per quanto ci riguarda, il 30 giugno del 2006 è stata creata l’Euroregione adriatica di cui fanno parte Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro e Albania.
Italia del nord, un crocevia per l’Europa
Il territorio compreso fra Alpi e Appennini può svolgere un ruolo cruciale nello scenario che si gioca lungo i corridoi europei 5 e 8, che collegano il Mediterraneo con il nord (il primo da Venezia verso l’area che va dall’Ucraina alla Bosnia, il secondo in quella dalla Puglia al Mar Nero). Purtroppo l’organizzazione infrastrutturale ed economica non è all’altezza delle esigenze, con i vari elementi dispersi in una miriade di sistemi locali. Milano e Bologna, per esempio, non riescono sempre a svolgere un ruolo efficace nella competizione fra grandi metropoli europee e internazionali. È urgente quindi compiere scelte che puntino a una moderna ripartizione dei ruoli, ma anche a nuovi modelli di unione e collaborazione fra territori.
Una grande opportunità per la politica
In definitiva, di fronte ai cambiamenti dei rapporti di forza tra territori ed enti locali e nazionali, la politica deve compiere una scelta: mantenere un ruolo marginale, destinato a diventarlo sempre più, o accettare la sfida del cambiamento e diventare un ‘valore aggiunto’ per i territori. Smentendo chi la definisce un freno per l’economia – teoria che, comunque, è stata smentita dalla recente crisi – e dimostrando che nessuno sviluppo è possibile senza il contributo delle amministrazioni locali. E da questa crisi si esce solo costruendo politiche di rete, collaborazioni fra territori e puntando su ciò che si sa fare meglio.
E piove
16 anni fa
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