di Gianni Bessi
La crescita dell’utilizzo di Internet e il suo ruolo nella trasformazione e nello sviluppo della società continua a tenere banco, come abbiamo osservato su queste pagine alla vigilia delle elezioni europee. E in vista delle prossime scadenze elettorali vale la pena riprendere in mano il tema. A prima vista il come utilizzare internet sembrerebbe un tema ‘tecnico’, ma non è così: internet, non è solo tecnologia, ma è il ‘luogo’ dove si gioca il futuro dell’informazione, dell’innovazione, dell’industria ‘artistica’ e, non ultimo, dell’economia della conoscenza, cioè di quelle attività che si basano su scambio e confronto dei saperi.
La Politica su questa partita non può tirarsi indietro. È una questione ideale, perché si collega al modello di società in cui si vuole vivere in futuro. Che può essere ‘aperta’, dove internet diviene lo strumento di diffusione e confronto di nuovi e liberi mass media; oppure chiusa, dove ogni media, dopo un periodo di rodaggio, diventa proprietà delle grandi società di comunicazione e diffusione di contenuti. Una politica che voglia davvero modernizzare il Paese deve insistere sull’esigenza di ampliare l’offerta di internet: aree wireless nelle città, soprattutto quelle a vocazione turistica, banda larga per rendere più efficiente e veloce la navigazione, accordi per regolamentare lo scambio di file. Internet ha un impatto prima culturale che politico: qualsiasi tecnologia, una volta apparsa, cambia in maniera radicale non solo l’ambito in cui è utilizzata, ma tutta la società. E non è possibile tornare indietro. Le recenti decisioni di alcuni governi europei di ‘limitare’ l’utilizzo di internet, soprattutto sul file sharing, privilegiando gli interessi delle major rispetto a quelle degli utenti non risolvono il problema. Anzi nel lungo periodo lo peggiorano.
Il Partito democratico deve confrontarsi su questi temi, senza perdersi in giochi di potere e ipocrisie: non va dimenticato che nelle nazioni europee assiste a un nuovo fenomeno di partiti politici che puntano su una politica legata a internet. In Svezia il ‘Pirate Party’, ha ottenuto il 7% dei consensi alle ultime europee e in Germania analogo movimento ha raggiunto 1 milione di voti. E non è un caso se Barack Obama in Cina abbia dichiarato che “La libertà nelle telecomunicazioni rafforza una società perché ne incoraggia la creatività. Sono contro la censura anche se a volte le critiche disturbano chi governa, ma le critiche aiutano perché obbligano il governo a rendere conto ai cittadini. Se ho vinto la presidenza è grazie a internet che ha consentito alla gente di mobilitarsi, dal basso verso l’alto”. La frontiera da passare per una formazione politica che si dice moderna e popolare è quella delle nuove forme di aggregazione, confrontandosi sui problemi e proponendo soluzioni.
E piove
16 anni fa