martedì 15 dicembre 2009

Una rivoluzione democratica: una comunità locale in Rete

di Gianni Bessi

La crescita dell’utilizzo di Internet e il suo ruolo nella trasformazione e nello sviluppo della società continua a tenere banco, come abbiamo osservato su queste pagine alla vigilia delle elezioni europee. E in vista delle prossime scadenze elettorali vale la pena riprendere in mano il tema. A prima vista il come utilizzare internet sembrerebbe un tema ‘tecnico’, ma non è così: internet, non è solo tecnologia, ma è il ‘luogo’ dove si gioca il futuro dell’informazione, dell’innovazione, dell’industria ‘artistica’ e, non ultimo, dell’economia della conoscenza, cioè di quelle attività che si basano su scambio e confronto dei saperi.
La Politica su questa partita non può tirarsi indietro. È una questione ideale, perché si collega al modello di società in cui si vuole vivere in futuro. Che può essere ‘aperta’, dove internet diviene lo strumento di diffusione e confronto di nuovi e liberi mass media; oppure chiusa, dove ogni media, dopo un periodo di rodaggio, diventa proprietà delle grandi società di comunicazione e diffusione di contenuti. Una politica che voglia davvero modernizzare il Paese deve insistere sull’esigenza di ampliare l’offerta di internet: aree wireless nelle città, soprattutto quelle a vocazione turistica, banda larga per rendere più efficiente e veloce la navigazione, accordi per regolamentare lo scambio di file. Internet ha un impatto prima culturale che politico: qualsiasi tecnologia, una volta apparsa, cambia in maniera radicale non solo l’ambito in cui è utilizzata, ma tutta la società. E non è possibile tornare indietro. Le recenti decisioni di alcuni governi europei di ‘limitare’ l’utilizzo di internet, soprattutto sul file sharing, privilegiando gli interessi delle major rispetto a quelle degli utenti non risolvono il problema. Anzi nel lungo periodo lo peggiorano.
Il Partito democratico deve confrontarsi su questi temi, senza perdersi in giochi di potere e ipocrisie: non va dimenticato che nelle nazioni europee assiste a un nuovo fenomeno di partiti politici che puntano su una politica legata a internet. In Svezia il ‘Pirate Party’, ha ottenuto il 7% dei consensi alle ultime europee e in Germania analogo movimento ha raggiunto 1 milione di voti. E non è un caso se Barack Obama in Cina abbia dichiarato che “La libertà nelle telecomunicazioni rafforza una società perché ne incoraggia la creatività. Sono contro la censura anche se a volte le critiche disturbano chi governa, ma le critiche aiutano perché obbligano il governo a rendere conto ai cittadini. Se ho vinto la presidenza è grazie a internet che ha consentito alla gente di mobilitarsi, dal basso verso l’alto”. La frontiera da passare per una formazione politica che si dice moderna e popolare è quella delle nuove forme di aggregazione, confrontandosi sui problemi e proponendo soluzioni.

Una Rivoluzione Democratica: le macroregioni

di Gianni Bessi

La ‘questione federalista’ è uno dei temi centrali per il futuro del Paese. Anzi, sarà uno degli elementi su cui si vinceranno le prossime elezioni regionali del 2010. Vale quindi la pena cercare di capire come avverrà il passaggio dall’attuale ‘competenza amministrativa’ degli enti locali – che gestiscono risorse provenienti dallo stato centrale – a un’autonomia’ di governo locale può essere una vera rivoluzione.
Federalismo ‘europeo’
Partiamo dal ruolo dell’Unione europea e dalle tendenze antieuropeiste. Una semplice domanda basta a mostrare i limiti delle critiche: come avrebbe affrontato L’Italia la crisi senza Europa e senza euro? E parlando di federalismo, qual è l’unica realtà che ha davvero realizzato politiche federaliste? La risposta è facile: l’Ue, che da anni distribuisce risorse sui territori grazie ai fondi strutturali.
Lo sviluppo passa dall’Euroregione
Nell’ottica di un vero federalismo si inserisce la decisione dell’Ue in materia di ‘macroregioni’: aggregazioni di territori che mettono in rete le eccellenze produttive e le conoscenze di base per competere sui mercati globali. Per quanto ci riguarda, il 30 giugno del 2006 è stata creata l’Euroregione adriatica di cui fanno parte Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro e Albania.
Italia del nord, un crocevia per l’Europa
Il territorio compreso fra Alpi e Appennini può svolgere un ruolo cruciale nello scenario che si gioca lungo i corridoi europei 5 e 8, che collegano il Mediterraneo con il nord (il primo da Venezia verso l’area che va dall’Ucraina alla Bosnia, il secondo in quella dalla Puglia al Mar Nero). Purtroppo l’organizzazione infrastrutturale ed economica non è all’altezza delle esigenze, con i vari elementi dispersi in una miriade di sistemi locali. Milano e Bologna, per esempio, non riescono sempre a svolgere un ruolo efficace nella competizione fra grandi metropoli europee e internazionali. È urgente quindi compiere scelte che puntino a una moderna ripartizione dei ruoli, ma anche a nuovi modelli di unione e collaborazione fra territori.
Una grande opportunità per la politica
In definitiva, di fronte ai cambiamenti dei rapporti di forza tra territori ed enti locali e nazionali, la politica deve compiere una scelta: mantenere un ruolo marginale, destinato a diventarlo sempre più, o accettare la sfida del cambiamento e diventare un ‘valore aggiunto’ per i territori. Smentendo chi la definisce un freno per l’economia – teoria che, comunque, è stata smentita dalla recente crisi – e dimostrando che nessuno sviluppo è possibile senza il contributo delle amministrazioni locali. E da questa crisi si esce solo costruendo politiche di rete, collaborazioni fra territori e puntando su ciò che si sa fare meglio.