La ‘questione federalista’ è uno dei temi centrali per il futuro del Paese. Anzi, sarà uno degli elementi su cui si vinceranno le prossime elezioni regionali del 2010. Vale quindi la pena cercare di capire come influenzerà le scelte del Governo e i programmi delle forze politiche; ma anche come cambierà la vita quotidiana dei cittadini. Perché di ciò si tratta: il passaggio dall’attuale ‘competenza amministrativa’ degli enti locali – che gestiscono risorse provenienti dallo stato centrale – a un’autonomia’ di governo locale può essere una vera rivoluzione.
Gli enti locali ora giocano un ruolo subordinato, senza grande capacità di manovra (in particolare sulle risorse finanziarie dirette) sulle scelte che riguardano territori e comunità. Con un federalismo efficace potrebbero decidere in autonomia, costruendole politiche sulle esigenze reali dei cittadini. E dare maggiore forza allo strumento del confronto con associazioni di categoria, imprese, soggetti coinvolti nello sviluppo. È un’occasione che il nostro territorio non può mancare: scegliere il semplice adattamento ci impantanerebbe nelle retrovie dello sviluppo, impedendoci di cogliere in pieno la ripartenza un volta finita la crisi.
Una grande opportunità per la politica
Di fronte all’opportunità di cambiare i rapporti di forza tra gli enti locali e nazionali, la politica si trova a dover compiere una scelta coraggiosa: mantenere un ruolo marginale, destinato a diventarlo sempre più, oppure accettare la sfida del cambiamento e diventare un ‘valore aggiunto’ per i territori. Smentendo quanti la definiscono un freno per lo sviluppo – una teoria che, comunque, è stata smentita dalla recente crisi – e dimostrando anzi che non può esistere una crescita economica e sociale vera e solida senza che il contributo delle amministrazioni locali.
Lo sviluppo passa dall’Euroregione
In un’ottica di federalismo si inserisce la decisione dell’Ue in materia di ‘macroregioni’: si tratta di aggregazioni di territori che mettono in rete le proprie eccellenze produttive e le conoscenze di base per competere sui mercati globali. Un esempio recente di queste aggregazioni è quello dell’euroregione baltica; mentre non va dimenticato che il 30 giugno del 2006 è stata creata l’Euroregione adriatica di cui fanno parte Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro e Albania.
Non si tratta di un’aggregazione di tipo burocratico ma operativo: all’interno del quale l’Emilia-Romagna può giocare un ruolo da protagonista, per la sua collocazione lungo o in prossimità dei corridoi plurimodali europei, che saranno le ‘vie’ lungo le quali passeranno i traffici con la parte orientale del continente. Il 5 e l’8 collegheranno il Mediterraneo e il sud dell’Europa: il primo da Venezia verso zone che vanno dall’Ucraina alla Bosnia, dalla Puglia al Mar Nero l’altro.
L’Italia del nord, un crocevia per l’Europa
Il territorio compreso fra Alpi e Appennini può svolgere un ruolo cruciale in questo sviluppo che si gioca sui Corridoi europei: purtroppo non esiste ancora un’organizzazione infrastrutturale ed economica all’altezza. I vari elementi appaiono dispersi in una miriade di sistemi locali: Milano e Bologna non riescono sempre a svolgere un ruolo efficace nella competizione fra grandi metropoli europee e internazionali. È quindi urgente compiere scelte che abbiano come denominatore comune una moderna ripartizione dei ruoli, ma anche nuovi modelli di unione e collaborazione fra territori.
Unioni per uscire dalla crisi
È chiaro, e l’Ue ne è consapevole, che dalla crisi economica che ha messo a dura prova le economie occidentali si esce soltanto costruendo politiche di rete, collaborazioni fra territori e puntando su ciò che si sa fare meglio. Per quanto riguarda Ravenna e l’Emilia-Romagna le qualità e sostenibilità, la scelta di produzioni e servizi ad alto valore aggiunto, a elevata intensità di intelligenza e contenuto tecnologico.
Collaborazioni che possono, anzi debbono, riguardare anche la logistica. Pensiamo allo sviluppo recente dei porti altoadriatici italiani – Ravenna, Venezia, Trieste – e alle potenzialità di mettere in rete tutti i loro retroterra con le piattaforme logistiche avanzate dei mari del Nordeuropa. Il progetto delle euroregioni è la strada su cui insistere e che permetterà ai nostri territori di conoscere una nuova fase di sviluppo, grazie a un’intensificazione dei collegamenti con le nuove aree della globalizzazione dell’est, ma anche perché il sistema Italia non può permettersi di perdere l’occasione di diventare centro di attrazione per i traffici marittimi dei bacini padano, austriaco, svizzero e della Germania Meridionale.
Gianni Bessi
E piove
16 anni fa
Dio,o chi per lui,ci scampi dal federalismo in stile ravennate,la città più lottizzata d'Italia...come se gli amministratori locali non avessero gli stessi vizi di sempre e di tutti,beata ingenuità.MG
RispondiElimina