giovedì 19 novembre 2009

Una Rivoluzione Democratica: le macroregioni

La ‘questione federalista’ è uno dei temi centrali per il futuro del Paese. Anzi, sarà uno degli elementi su cui si vinceranno le prossime elezioni regionali del 2010. Vale quindi la pena cercare di capire come influenzerà le scelte del Governo e i programmi delle forze politiche; ma anche come cambierà la vita quotidiana dei cittadini. Perché di ciò si tratta: il passaggio dall’attuale ‘competenza amministrativa’ degli enti locali – che gestiscono risorse provenienti dallo stato centrale – a un’autonomia’ di governo locale può essere una vera rivoluzione.
Gli enti locali ora giocano un ruolo subordinato, senza grande capacità di manovra (in particolare sulle risorse finanziarie dirette) sulle scelte che riguardano territori e comunità. Con un federalismo efficace potrebbero decidere in autonomia, costruendole politiche sulle esigenze reali dei cittadini. E dare maggiore forza allo strumento del confronto con associazioni di categoria, imprese, soggetti coinvolti nello sviluppo. È un’occasione che il nostro territorio non può mancare: scegliere il semplice adattamento ci impantanerebbe nelle retrovie dello sviluppo, impedendoci di cogliere in pieno la ripartenza un volta finita la crisi.
Una grande opportunità per la politica
Di fronte all’opportunità di cambiare i rapporti di forza tra gli enti locali e nazionali, la politica si trova a dover compiere una scelta coraggiosa: mantenere un ruolo marginale, destinato a diventarlo sempre più, oppure accettare la sfida del cambiamento e diventare un ‘valore aggiunto’ per i territori. Smentendo quanti la definiscono un freno per lo sviluppo – una teoria che, comunque, è stata smentita dalla recente crisi – e dimostrando anzi che non può esistere una crescita economica e sociale vera e solida senza che il contributo delle amministrazioni locali.
Lo sviluppo passa dall’Euroregione
In un’ottica di federalismo si inserisce la decisione dell’Ue in materia di ‘macroregioni’: si tratta di aggregazioni di territori che mettono in rete le proprie eccellenze produttive e le conoscenze di base per competere sui mercati globali. Un esempio recente di queste aggregazioni è quello dell’euroregione baltica; mentre non va dimenticato che il 30 giugno del 2006 è stata creata l’Euroregione adriatica di cui fanno parte Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro e Albania.
Non si tratta di un’aggregazione di tipo burocratico ma operativo: all’interno del quale l’Emilia-Romagna può giocare un ruolo da protagonista, per la sua collocazione lungo o in prossimità dei corridoi plurimodali europei, che saranno le ‘vie’ lungo le quali passeranno i traffici con la parte orientale del continente. Il 5 e l’8 collegheranno il Mediterraneo e il sud dell’Europa: il primo da Venezia verso zone che vanno dall’Ucraina alla Bosnia, dalla Puglia al Mar Nero l’altro.
L’Italia del nord, un crocevia per l’Europa
Il territorio compreso fra Alpi e Appennini può svolgere un ruolo cruciale in questo sviluppo che si gioca sui Corridoi europei: purtroppo non esiste ancora un’organizzazione infrastrutturale ed economica all’altezza. I vari elementi appaiono dispersi in una miriade di sistemi locali: Milano e Bologna non riescono sempre a svolgere un ruolo efficace nella competizione fra grandi metropoli europee e internazionali. È quindi urgente compiere scelte che abbiano come denominatore comune una moderna ripartizione dei ruoli, ma anche nuovi modelli di unione e collaborazione fra territori.
Unioni per uscire dalla crisi
È chiaro, e l’Ue ne è consapevole, che dalla crisi economica che ha messo a dura prova le economie occidentali si esce soltanto costruendo politiche di rete, collaborazioni fra territori e puntando su ciò che si sa fare meglio. Per quanto riguarda Ravenna e l’Emilia-Romagna le qualità e sostenibilità, la scelta di produzioni e servizi ad alto valore aggiunto, a elevata intensità di intelligenza e contenuto tecnologico.
Collaborazioni che possono, anzi debbono, riguardare anche la logistica. Pensiamo allo sviluppo recente dei porti altoadriatici italiani – Ravenna, Venezia, Trieste – e alle potenzialità di mettere in rete tutti i loro retroterra con le piattaforme logistiche avanzate dei mari del Nordeuropa. Il progetto delle euroregioni è la strada su cui insistere e che permetterà ai nostri territori di conoscere una nuova fase di sviluppo, grazie a un’intensificazione dei collegamenti con le nuove aree della globalizzazione dell’est, ma anche perché il sistema Italia non può permettersi di perdere l’occasione di diventare centro di attrazione per i traffici marittimi dei bacini padano, austriaco, svizzero e della Germania Meridionale.

Gianni Bessi

sabato 7 novembre 2009

Mi hanno insegnato l'amore e il rispetto per l'altro




"Lasciate tranquilli quelli che nascono.
Lasciate spazio perché possano vivere.
Non preparate già tutto pensato.
Non leggete a tutti lo stesso libro.
Lasciate che siano loro a scoprire l’alba e a dare un nome ai loro baci."

Pablo Neruda


Forse non ho nessuna “autorità” per farlo, ma il pensiero che qualcuno si possa riconoscere , almeno in parte in ciò che scrivo è l’unica speranza che rimane al mio sogno di un mondo migliore possibile…
… Ricordo quei valori e quelle tradizioni, trasmessi con grande amore e pazienza dai miei nonni nella quotidianità dei loro comportamenti; le loro ferme convinzioni Cristiano-Cattoliche, che oggi non riconosco nei messaggi e negli agiti di chi si professa tale, sentenzia indignazione per la richiesta di rimozione del crocifisso a scuola e allo stesso tempo agisce comportamenti esattamente all’opposto.
Mi hanno insegnato l’amore e il rispetto per l’altro, mi hanno incentivato all’aiuto dei più deboli, mi hanno cresciuta nell’idea che “accoglienza” e “rispetto” delle idee altrui fossero imprescindibili prerogative per accedere al “regno dei cieli”…
Sono cresciuta nella convinzione che “regno dei cieli” o meno, quegli esempi sarebbero state le fondamenta del mio essere cittadina del mondo e oggi fanno parte della mia cultura e della mia tradizione.
Quella cultura e quella tradizione che “crocifisso” o no, oggi mi vedono impegnata in percorsi interculturali nelle scuole e in azioni di cittadinanza attiva, dove in prima persona posso assaporare il sapore e l’odore delle differenze senza per questo rinunciare alla mia identità!
Oggi leggendo considerazioni, indignazioni… sproloqui… davvero mi fermo a pensare… sul senso e significato di quel simbolo e rimango spaesata nell’ignoranza e superficialità collettiva all’interno della quale solo in parte mi riconosco. Ignorante, ma non superficiale… ignoro presupposti ideologici, non conosco approfonditamente la Bibbia, non sono una cristiana praticante, ma il mio spirito di accoglienza e la mia formazione culturale mi portano a dire No. No ad un simbolo religioso in uno stato laico, No all’imposizione, anche se passiva di un simbolo religioso sugli altri (qualunque esso sia…). Poco mi importa se “loro a casa loro” si comporterebbero diversamente… “Io” per ciò che sono io, credo che il cambiamento, quello vero, parte dall’individualità di ognuno di noi e il valore del “porgi l’altra guancia” debba essere alla base delle considerazioni e esternazioni di chi si professa Cristiano.
Insegnare ai nostri figli questo, credo sia più importante. Offrigli la possibilità di scelta e di giudizio, crescerli culturalmente attraverso la conoscenza diretta di saperi e culture diverse dico No anche all’insegnamento della religione cattolica a scuola, ma Si all’insegnamento delle religioni del mondo… perché “credere” che il bene è possibile non sia utopia, perché non crescano ignoranti sulle opportunità che il mondo offre loro, perché riescano a discernere il giusto dallo sbagliato, i buoni dai cattivi…
Perché non si identifichino in veline o calciatori del momento, ma abbiano la possibilità ci acquisire direttamente conoscenze concrete e stili, modelli di vita veri.
Un nonno speciale da un pò di anni è entrato a far parte della mia vita…
Fiedensreich Hundertwasser, per molti solo un artista eclettico, ma per me, come molti sanno, un “affare religioso”, che forse oggi suggestiona questa mia indignazione …
Nel suo deliro creativo ha dichiarato che il regalo più grande che la vita gli ha offerto è stata le possibilità di restaurare la chiesa di Santa Barbara nella Styria austriaca, dove è riuscito a rendere vivo il suo sogno di convivenza anche se solo ideologica…
All’esterno della chiesa ha allestito 12 archi, nei quali ha inserito i simboli religiosi delle maggiori religioni del Mondo, compreso uno spazio simbolicamente “libero” (per gli ottusi “vuoto”!) a rappresentare l’ateismo… rendendo così tangibile e possibile la loro convivenza, lasciano a noi oggi, il compito di riflessione sul significato profondo di questa scelta…
Il 17 ottobre abbiamo inaugurato i nuovi spazi della Casa delle Culture di Ravenna…
Sul pianerottolo delle scale oggi troneggia un maxi pannello che raccoglie la riproduzione di questi simboli, lavoro partecipato di studenti e famiglie… (per altro finanziato con il fondo UNRRA!)
Bello sognare di poterne vedere milioni all’interno delle nostre scuole…
UTOPIA? lasciatemi sognare...
"se un uomo sogna da solo è solo un sogno... se si sogna in tanti è la realtà che comincia!"
(proverbio brasiliano)

PeSte® Stefania Pelloni 349.1314748 www.hundertwasser.it